Un borgo fantasma, tra ruderi e affreschi, racconta secoli di storia sospesa tra terremoti, arte sacra e paesaggi mozzafiato.
Arroccato sul crinale del Monte Palecastro, Precacore domina dall’alto la Fiumara La Verde, mentre il paese moderno di Samo si estende a valle, dove fu ricostruito dopo il devastante terremoto del 1908. Il nome stesso, Precacore, è il risultato di un’evoluzione fonetica e affettiva: un tempo si chiamava Crepacuore, richiamando la disperazione degli abitanti sopravvissuti a una tragedia naturale. Oggi quel dolore è inciso nei ruderi, nei silenzi, nei muri sbrecciati delle vecchie case.
Samo invece affonda le sue radici nel mito della Magna Grecia. Fu fondata da coloni in fuga dall’isola di Samos, spinti fin sulle alture per sfuggire agli attacchi. Oggi il contrasto tra il borgo vivo e quello morto rappresenta una delle più intense narrazioni paesaggistiche e culturali dell’intera Calabria.
Tracce greche, feudalesimo e rinascita: i secoli impressi nelle pietre di Precacore
La storia di Precacore è lunga più di duemila anni. Tutto inizia nel 492 a.C., quando i coloni greci di Samos, sfuggiti alla minaccia dei Persiani di Dario I, dopo aver toccato Zancle (oggi Messina) si stabilirono lungo la costa ionica calabrese. Qui, in una posizione strategica e fertile, fondarono il primo insediamento. Ma nel X secolo, per via delle incursioni saracene, si rifugiarono sul Monte Palecastro, creando un centro difensivo noto come Palecastro, ovvero “vecchia fortezza”.

Tracce greche, feudalesimo e rinascita: i secoli impressi nelle pietre di Precacore (Fonte FB@ Precacoreideedifuturo)- saremar.it
Il borgo affrontò secoli turbolenti. Terremoti devastanti, come quelli del 1349, 1783 e 1908, segnarono tappe drammatiche, distruggendo e spingendo la popolazione a continui spostamenti. Sotto il dominio feudale passò tra le mani di varie casate: Ruffo, Centelles, Marullo, Tranfo, De Franco. Ognuna lasciò tracce tangibili: palazzi, fortificazioni, terreni coltivati.
Nel 1806, con l’abolizione del feudalesimo, Precacore divenne comune autonomo. Ma fu solo una tregua breve. Il sisma del 1908 lo rase al suolo. Gli abitanti si spostarono a valle, dando forma all’attuale Samo. Nel 1911, il nuovo paese assunse di nuovo il nome originario, a testimonianza del legame profondo con la storia antica.
Oggi, camminare tra le rovine della Chiesa di San Giovanni Battista, con il suo affresco della Madonna Nera, o tra le pareti della Chiesa di San Sebastiano ancora decorate con affreschi del Quattrocento, significa immergersi in una memoria sospesa, dove sacro e profano si intrecciano in un racconto ancora vivo. Anche se disabitato, il borgo non è morto: la sua architettura, i suoi sentieri, i suoi simboli resistono al tempo.
Il sentiero verso Precacore: panorami, cultura e ritorno alle radici
Arrivare a Precacore è già un viaggio nel tempo. Si parte dal vallone Santa Caterina, si sale lungo un sentiero consolidato e illuminato, reso accessibile anche di sera grazie a un sistema a basso consumo energetico. La salita attraversa ruderi, vicoli stretti, chiese restaurate e offre panorami spettacolari su uliveti terrazzati, colline calabresi e, in lontananza, il Mar Ionio.
Il borgo si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte, immerso in macchia mediterranea, querce, cespugli e rocce affioranti. La Fiumara La Verde, che scorre a fondovalle, è un corridoio naturale essenziale per la fauna migratoria e contribuisce a un equilibrio ecologico ancora intatto.
Ma Precacore non è solo pietra e natura. Le tradizioni di Samo tengono vivo il ricordo. Negli anni ’90 il borgo fu oggetto di un importante intervento di recupero urbano: murales, lavatoi, fontane vennero restaurati, con grande cura per i materiali e le linee architettoniche originali.
Durante la festa di San Giovanni Battista, l’intera comunità si anima: le processioni attraversano le strade, si canta, si cuoce il pane fresco, si intonano melodie sacre che risuonano tra le rovine. Le donne del posto lavorano al telaio, le botteghe custodiscono antichi saperi. Così il borgo “fantasma” diventa specchio del presente, rappresentazione tangibile della memoria collettiva.
Per raggiungerlo, si percorre la Statale 106 Ionica, si scende alle stazioni di Bianco o Locri, poi si arriva a Samo in taxi o bus locale. Da lì, si prosegue a piedi. Il sentiero è sicuro, ma presenta scalini irregolari, quindi è bene indossare scarpe adatte. Dove attivo, il servizio guida locale permette una visita più ricca e immersiva, rivelando ogni dettaglio architettonico, naturalistico e simbolico di un luogo che, pur vuoto di abitanti, resta pieno di senso.
E' uno dei borghi più affascinanti d'Italia, ma in pochi lo conoscono: si respira arte in ogni angolo (Fonte FB@ Associazione Culturale Mistery Hunters)- saremar.it






