Cucina

Cozze, il pericolo dell’intossicazione: questi segnali rivelano che sono contaminate

Cozze, pericolo contaminazioneLe cozze possono riservare dei pericoli - (saremar.it)

Durante le festività cresce il consumo di frutti di mare: come riconoscere i segnali d’allarme, gestire i sintomi e adottare buone pratiche

In occasione delle festività natalizie, che vedono sulle nostre tavole un aumento del consumo di frutti di mare, è fondamentale porre attenzione alla sicurezza alimentare, in particolare riguardo all’intossicazione da cozze. Questi molluschi, amatissimi per il loro gusto e per il loro profilo nutrizionale, presentano infatti alcuni rischi legati alla loro natura di filtratori di sostanze presenti nell’ambiente marino.

Per approfondire l’argomento, abbiamo raccolto i consigli aggiornati del biologo e nutrizionista Simone Gabrielli, esperto di riferimento nel settore.

Intossicazione da cozze: cause e meccanismi di contaminazione

Le cozze, come altri mitili, sono molluschi filtranti, capaci di assorbire microrganismi e sostanze presenti nell’acqua in cui vivono. Questa caratteristica comporta un rischio potenziale di contaminazione, soprattutto se il prodotto non è fresco o è stato conservato e lavorato in modo non corretto. L’intossicazione alimentare che ne può derivare si manifesta quando si consumano cozze contaminate da batteri, virus, parassiti o tossine prodotte da questi microrganismi.

Simone Gabrielli puntualizza che “la contaminazione può avvenire per la presenza di batteri e virus di origine fecale nell’acqua, oppure per un’errata manipolazione e conservazione del prodotto”. Questi agenti patogeni possono causare disturbi gastrointestinali, con sintomi che compaiono generalmente entro poche ore dal consumo.

In rari casi, le cozze possono essere veicolo di biotossine marine prodotte da alcune microalghe; tali tossine non vengono eliminate dalla cottura e rappresentano un rischio che è comunque costantemente monitorato tramite sistemi di controllo ambientale e di qualità degli allevamenti.

I segni più frequenti di un’intossicazione da cozze includono nausea, vomito, diarrea, crampi addominali e senso di malessere generale. Questi disturbi, pur essendo spesso lievi e autolimitanti, non devono essere sottovalutati soprattutto nei soggetti più fragili come bambini, anziani, donne in gravidanza o immunodepressi.

Cozze cucinate

Le cozze, un must durante le feste – (saremar.it)

In presenza di vomito e diarrea, è opportuno evitare cibi solidi nelle prime ore e prediligere un’alimentazione leggera con cotture semplici, come quella al vapore, per non sovraccaricare lo stomaco e l’intestino.

La prevenzione rimane la strategia più efficace per evitare spiacevoli conseguenze. Come sottolinea Gabrielli, “acquistare cozze da rivenditori autorizzati, con provenienza certificata e bollino sanitario, è il primo passo per garantire la sicurezza”.

Al momento dell’acquisto, è necessario verificare la tracciabilità del prodotto: le cozze devono essere vendute in retine sigillate accompagnate da un cartellino identificativo che riporti il produttore, il metodo di allevamento, la zona di provenienza (codice FAO) e la data di confezionamento. È consigliabile evitare cozze con più di 4-5 giorni dalla data di confezionamento.

Altro aspetto importante è la freschezza: il guscio deve essere integro, lucido, di un nero brillante, con le valve ben chiuse e pesanti al tatto, indice che il mollusco è vivo. L’odore deve richiamare il profumo di mare e salsedine, mai quello di ammoniaca o di muffa. Le cozze fresche vanno consumate entro uno o due giorni dall’acquisto, dopo averle accuratamente pulite eliminando il bisso e qualsiasi impurità.

Un mito da sfatare riguarda l’uso del limone: “Il succo d’agrume può esaltare il sapore e donare una sensazione di freschezza, ma non ha alcuna efficacia nel neutralizzare batteri o tossine”, spiega Gabrielli. La cottura completa e una corretta manipolazione rappresentano gli unici metodi di sicurezza alimentare.

Change privacy settings
×